martedì 31 marzo 2020

LA STELE DI ROSETTA

Bentornati tutti da Weschool!!!
La stele di Rosetta è un reperto storico, una fonte scritta.


La stele risale al II secolo d.C, è una lastra di granito nera dove è inciso lo stesso testo nella scrittura delle
parole degli déi (geroglifici), nella
scrittura del popolo (demotico)e
in greco.Ed essendo il greco un lingua nota, è stato possibile
decodificare la scrittura geroglifica.



L'importanza storica di questa stele è proprio nelle tre scritture del testo.
Il documento ha consentito di decifrare i geroglifici egizi, nel 1822, per opera dell'archeologo ed egittologo 
francese, Jean François Champollion.





Il testo è un elenco di tutte le buone cose che il giovanissimo faraone Tolomeo V Epifane ha fatto per i sacerdoti e per il popolo. Viene stabilito di collocare in tutti i templi del paese una sua statua e di organizzare festeggiamenti in suo onore.




La stele fu chiamata di 
Rosetta perchè fu ritrovata, 
nel 1799, presso la città di 
Rosetta, sul fiume Nilo, 
dall'esercito francese 
sbarcato in Egitto al 
comando di Napoleone 
Bonaparte.
Una copia della stele si trova nel Museo Egizio del Cairo ma quella originale è al British Museum di Londra. 

Questo è un esempio di geroglifico egizio:
se oggi siamo in grado di leggere i geroglifici è proprio grazie alla stele di Rosetta!

venerdì 24 gennaio 2020

GIORNATA DELLA MEMORIA


“Non ci sono sei milioni di ebrei sterminati.
 C'è un ebreo ucciso sei milioni di volte” 
Abel Herzberg

La giornata della Shoah 
27 Gennaio 


In ebraico shoah significa “annientamento-catastrofe”; indica lo sterminio di oltre sei milioni di ebrei da parte dei nazisti.
Il giorno della memoria è stato istituito per ricordare i milioni di persone prigioniere nei campi di sterminio. 
E' stata scelta proprio questa data perché il 27 Gennaio 1945 i soldati russi hanno abbattuto i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. 
LEGGIAMO E RIFLETTIAMO SU ALCUNE POESIE E TESTI

La farfalla
L´ultima, proprio l´ultima,
di un giallo così intenso, così
assolutamente giallo,
come una lacrima di sole
quando cade
sopra una roccia bianca
- così gialla, così gialla! -
L´ultima,
volava in alto leggera
aleggiava sicura
per baciare il suo ultimo mondo.
Tra qualche giorno
sarà la mia settima settimana
di ghetto...
Ma qui non ho visto nessuna farfalla.
Quella dell´altra volta fu l´ultima:
le farfalle non vivono nel ghetto.
Pavel Friedmann, 1921/1944  

A Terezín
Appena qualcuno arriva qui
ogni cosa gli sembra strana.
Come, io devo coricarmi per terra?
No, io non mangerò
quella sudicia patata nera.
E questa sarà la mia casa?
Dio come è lurida!
Il pavimento è solo fango e sporcizia
e qui io dovrei distendermi?
Come farò senza sporcarmi?
C’è sempre un gran movimento quaggiù
e tante tante mosche, ma le mosche
non portano le malattie?
Ecco, qualcosa mi ha punto:
una cimice forse.
Com’è orribile Terezin!
Chissà quando ritorneremo a casa…
Teddy – 1943 scritta da un bambino


Petr Fischl, 14 anni, è stato deportato a Terezin da Praga, nel 1943, in dicembre.
Dietro si è lasciato l’infanzia, la gioiosa ansia di un bambino che si  prepara  alla scoperta dell’adolescenza.
Le sue dita battono con fatica sui tasti della sgangherata macchina.
Scrive di sé e di migliaia di altri bambini che ancora non sanno di essere
destinati all’orrore finale di Auschwitz.

“…Siamo abituati a piantarci su lunghe file alle sette del mattino,
a mezzogiorno e alle sette di sera, con la gavetta in pugno, per un po’ di acqua tiepida dal sapore di sale o di caffè o, se va bene, per qualche patata.
Ci siamo abituati a dormire senza letto, a salutare ogni uniforme scendendo dal marciapiede e risalendo poi sul marciapiede. Ci siamo abituati agli schiaffi
senza motivo, e alle, botte, alle impiccagioni. Ci siamo abituati a vedere la
gente morire nei propri escrementi, a veder salire in alto la montagna delle
casse da morto, a vedere i malati giacere nella loro sporcizia e i medici
impotenti. Ci siamo abituati all’arrivo periodico di un migliaio di infelici e alla corrispondente partenza di un altro migliaio di esseri ancora più infelici…